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Studi di ricerca sulle madri autistiche

Nel 2021 sono stati pubblicati tre studi che hanno esplorato le capacità e le esperienze delle madri autistiche. Questi studi hanno confermato molte delle nostre osservazioni cliniche.


Uno studio su 355 madri autistiche ha rilevato la loro percezione della maternità come un'esperienza isolante, sentendo che la loro genitorialità veniva giudicata e avendo difficoltà a chiedere supporto quando ne avevano bisogno (Pohl et al 2021). Lo stesso studio ha confermato le difficoltà con le richieste multitasking della genitorialità (ricaduta nelle funzioni esecutive) e delle responsabilità domestiche. Lo studio ha avuto un gruppo di controllo di madri non autistiche e le madri autistiche avevano maggiori probabilità di riferire che non stavano riuscendo ad affrontare positivamente le proprie difficoltà. Le madri autistiche hanno anche riportato un alto tasso di depressione post-natale (60%). Tuttavia, l'85% delle madri autistiche ha riferito che la maternità era gratificante per loro.


Un altro studio su 20 madri autistiche, che includeva 20 madri non autistiche di controllo, ha rilevato che entrambi i gruppi esprimevano livelli ugualmente elevati di stress genitoriale e non c’era nessuna differenza significativa tra i gruppi nella comprensione dei punti di forza, delle abilità e dei bisogni del loro bambino e nessuna differenza tra madri autistiche e non nell'aiutare il bambino ad imparare e svilupparsi (Adams et al 2021).


Uno studio dettagliato che ha utilizzato interviste semi-strutturate di 9 madri autistiche con almeno un bambino autistico ha identificato quattro temi subordinati (Dugdale et al 2021).

Il primo tema ha confermato che l'autismo ha un impatto sulla genitorialità con distinti punti di forza e difficoltà. Una diagnosi condivisa e molte somiglianze caratteriali hanno permesso di creare un "legame speciale" con una comprensione più profonda e istintiva dei bisogni del proprio bambino autistico. Sentivano inoltre di essere più in grado di tradurre le difficoltà e mediare i conflitti. Hanno anche espresso che hanno lottato per socializzare con altri genitori e gestire le sensibilità sensoriali durante la genitorialità. C'era poi la tematica aggiuntiva del sentirsi in colpa per aver trasmesso qualcosa di possibilmente genetico.


Il secondo tema era la costante battaglia per ottenere il giusto supporto. Spesso si sentivano incomprese, giudicate e respinte dai professionisti della salute. I professionisti presumevano che fossero aggressive e non sembravano quindi prendere sul serio le loro preoccupazioni. Una madre autistica ha raccontato che le persone hanno davvero bisogno di ascoltare i genitori autistici: “non siamo stupidi, vediamo le cose da una prospettiva diversa”. Le madri hanno trovato una maggiore accettazione da parte di professionisti che comprendevano l'autismo. Se avevano un partner non autistico, hanno anche cercato supporto per accogliere aspetti della genitorialità che hanno trovato difficili.


Tutte le partecipanti hanno scoperto di essere autistiche dopo essere diventate genitori e il terzo tema sono stati quindi gli effetti di ottenere una diagnosi in età adulta che ha portato ad una rielaborazione delle proprie esperienze di vita in modo positivo. Un esempio è stato la consapevolezza che affrontare i cambiamenti e avere flessibilità cognitiva erano aspetti di se’ molto difficili con i quali avevano spesso lottato e la diagnosi le ha aiutate a comprendere e accettare maggiormente questa caratteristica dell'autismo.


Il quarto tema erano gli alti e bassi della genitorialità con una maggiore comprensione dei momenti di difficoltà, incluso il non riuscire ad entrare e adattarsi ai gruppi di mamme neurotipiche e il far fronte alla sensibilità sensoriale tattile e uditiva. Tuttavia, i punti positivi sono stati rilevati come importanti e significativi nel proprio benessere ed erano un senso di intensa connessione, divertimento e gratificazione emotiva date dalla relazione col proprio bimbo.



Traduzione e adattamento in lingua italiana a cuora della Dott.ssa Valentina Pasin, su articolo scritto dal Prof. Tony Attwood e dalla Dott.ssa Michelle Garnett

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