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Che cos'è l'alfabetizzazione emotiva?

  • Dott.ssa Valentina Pasin
  • 12 lug 2018
  • Tempo di lettura: 5 min

Lalfabetizzazione emotiva (chiamata anche educazione emotiva) consiste nell’insegnare cosa sono le emozioni, a cosa servono, come si esprimono e come gestirle in modo consapevole. È cioè insegnare a capire se stessi e gli altri sul piano emotivo.

“L’educazione emotiva è il processo educativo continuo e permanente che mira a promuovere lo sviluppo emotivo come un complemento indispensabile dello sviluppo cognitivo, in quanto entrambi rappresentano due elementi essenziali dello sviluppo della personalità completa”.

Rafael Bisquerra

La caratteristica dell'essere umano è quella di essere un "animale sociale" (come disse già Aristotele nel IV sec. a.C.), cioè tende per natura ad aggregarsi con altri individui e a formare delle società. Questo concetto però si è evoluto nel tempo e oggi sappiamo che siamo anche esseri emotivi, oltre che sociali. Cosa significa questa affermazione? Significa che in quanto persone non possiamo fare a meno nella nostra vita delle emozioni, di viverle in prima persona e di essere influenzati da quelle degli altri. Non sempre però è facile ed immediato comprenderle in se stessi o negli altri. Ecco perché è importante l'alfabetizzazione emotiva: ci permette di educarci alle emozioni, di conoscere e riconoscere le emozioni, il che ci consente poi di sviluppare strategie di coping (cioè strategie che permettono di utilizzare le risorse cognitive per fronteggiare le difficoltà), e di stabilire buone relazioni sociali con gli altri.

Il modo in cui gestiamo le emozioni, nostre e degli altri, influisce sul nostro benessere psicologico. Una buona alfabetizzazione emotiva permette infatti di favorire reazioni emotive equilibrate e funzionali con gli altri. Questa capacità di comprensione delle emozioni, viene definita come intelligenza emotiva e si unisce al concetto di intelligenza cognitiva (che si esprime invece mediante il QI). Il concetto di intelligenza emotiva è stato introdotto da Goleman e si riferisce alla

“capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali”.

Daniel Goleman

L’intelligenza emotiva, a differenza del QI, può essere potenziata in ogni fase della vita. Tende ad aumentare in proporzione alla consapevolezza degli stati d’animo propri e degli altri, al contenimento delle emozioni che provocano sofferenza, al maggiore affinamento dell'ascolto e della sensibilizzazione empatica. E’ la conferma che anche le reazioni emotive più radicate hanno la possibilità di essere rimodellate.

Quali sono i principi di questa abilità? Goleman individua cinque funzioni che compongono l’intelligenza emotiva:

1) Conoscenza delle proprie emozioni: ovvero l’autoconsapevolezza, la capacità di riconoscere un sentimento nel momento stesso in cui si presenta, per poter così gestire al meglio le scelte e le decisioni personali.

2) Controllo delle emozioni: ovvero la capacità di saperle regolare per far sì che esse siano appropriate ed essere così in grado di affrontare ogni situazione. Detto in altre parole, è la capacità di saper trovare un equilibrio in se stessi, non va assolutamente confusa con la soppressione delle emozioni.

3) Motivazione di se stessi: ovvero il motore interno che ci sollecita a compiere dei comportamenti adeguati che consentono il raggiungimento di un obiettivo.

4) Riconoscimento delle emozioni altrui: ovvero l’empatia, la capacità di comprendere lo stato emotivo dell'altro, di comprendere la sua prospettiva. Si tratta di ascoltare i vissuti emotivi dell’altro, di rispecchiarli, di comprenderli mentalmente e se necessario, di metterli in parola. E’ vitale per una persona sapere che le sue emozioni possono incontrare l’empatia dell’altro, che possono essere accettate e ricambiate in un processo che Daniel Stern chiama “sintonizzazione emotiva”.

5) Gestione delle relazioni: ossia la capacità di leggere accuratamente le situazioni sociali, di gestire bene le emozioni nelle relazioni, di interagire positivamente con le persone, di trattare con efficacia i conflitti, i problemi comunicativi e relazionali con gli altri.

I programmi di alfabetizzazione emotiva hanno dunque come obiettivo principale quello di sviluppare l'intelligenza emotiva, di consentire un'adeguata gestione dei sentimenti e lo sviluppo di specifiche capacità, in modo tale che i processi cognitivi e di apprendimento si realizzino naturalmente, senza interferenze e con maggiore successo.

Ciò che può essere insegnato attraverso l'alfabetizzazione emotiva, è quindi:

  • sapere cosa sono e quali sono le emozioni

  • imparare a classificare le emozioni

  • imparare a riconoscerle in se stessi e negli altri

  • modulare e gestire il livello di emotività

  • apprendere l'empatia

  • apprendere l'autocontrollo emotivo

  • apprendere il ritardo nella gratificazione e la tolleranza alle frustrazioni della vita quotidiana

  • costruire la resilienza

  • adottare un atteggiamento positivo verso la vita

  • prevenire i conflitti interpersonali

  • prevenire l’abuso di sostanze che creano dipendenza e altri comportamenti a rischio.

La promozione della conoscenza delle emozioni è importante a partire dalle aule scolastiche, dove l'insegnamento didattico dovrebbe puntare ad insegnare non solo la cognizione ma anche l'emozione, dovrebbe promuovere l'intelligenza che serve per diventare adulti felici. Un’intelligenza concentrata su una prospettiva olistica, in cui non è importante solo la dimensione cognitiva, ma in cui c’è bisogno anche di attingere alle dimensioni emotive e comportamentali, aiuta i bambini e ragazzi a diventare adulti più consapevoli e più sereni. La consapevolezza della propria vita emotiva favorisce infatti la possibilità di raggiungere gli obiettivi positivi durante lo sviluppo, di elaborare i conflitti all’interno del gruppo dei pari e di sviluppare la comprensione reciproca e la solidarietà.

Proprio per questo, un risvolto utile e funzionale delle competenze relative all’intelligenza emotiva permette all’insegnante, all’educatore o allo specialista della salute, di avvicinare il bambino/ragazzo al dialogo e alla riflessione su alcune delle problematiche giovanili più attuali quali l'aggressività, la rivalità tra gruppi, la sessualità e affettività. Una chiara consapevolezza delle proprie emozioni, soprattutto di quelle negative, spiacevoli e conflittuali, e una maggiore capacità nel comprendere quelle degli altri mettendosi nella loro prospettiva, facilita l’elaborazione nei bambini e negli adolescenti degli impulsi che spingono alla devianza, permettendo di controllare la trasformazione del disagio in atti tendenzialmente distruttivi o autodistruttivi. Come viene sottolineato anche da Goleman, i bambini abituati a reagire d’istinto dimostrano di non essere in grado di integrare emozioni e razionalità. L’aggressività impulsiva deriva in parte dall’incapacità di pianificare e in parte dalla scarsa capacità di controllare l’impulso emotivo.

‹‹ L’idea di fondo, è che l’educazione affettiva sia e debba essere integrata nei processi di istruzione anziché essere separata da essi[..]. I mezzi utilizzati, il clima di lavoro che si viene a creare, il coinvolgimento e la valorizzazione di ciascuno, sono condizioni che incidono fortemente sulla possibilità di promuovere conoscenze e competenze insieme alla finalità di educare all’autonomia ››.

Massimo Baldacci

Tuttavia, il nostro sistema educativo è impostato essenzialmente sulle abilità cognitive. Non comprendere l'importanza di coltivare le competenze emotive, considerandole un aspetto non rilevante, significa trascurare una parte fondamentale dell’esperienza soggettiva, significa non dare alla persona tutti gli strumenti necessari per arrivare all'adattamento sociale e ad una completa costruzione del Sé. Lo sviluppo emotivo infatti si collega strettamente con i processi di maturazione neurologica e con lo sviluppo cognitivo e sociale, che rendono la persona un individuo consapevole, felice, e pienamente realizzato.

Come già detto, l'educazione emotiva non è però destinata solo ai bambini ma può essere insegnata anche ad adulti e anziani. Proprio per questo motivo, per qualsiasi persona a qualsiasi età può essere utile un percorso di alfabetizzazione o educazione emotiva. Accrescere le proprie competenze affettive può portare non solo ad un maggior benessere come individui ma soprattutto alla possibilità di motivarsi e di realizzarsi nel pieno delle proprie possibilità. Questo porta ad una chiara valorizzazione di potenzialità uniche ed originali dei processi espressivi e maturativi in tutti noi.

Le psicologhe e psicoterapeute del Gruppo Empathie attuano programmi per l'insegnamento dell'alfabetizzazione emotiva per tutte le fasce d'età.

Vengono inoltre proposti dei percorsi specifici per persone con funzionamento neurodiverso (ADHD, autismo, Asperger, ritardo mentale, ecc.) per l'insegnamento dell'alfabetizzazione emotiva in linea con le caratteristiche di funzionamento peculiare di ciascuna persona.

Per maggiori informazioni scrivere a: gruppoempathie@gmail.com

Bibliografia:

Goleman, D. ( 1996) “ L’intelligenza emotiva” Rizzoli

Baldacci, M. ( 2009) “ I profili emozionali nei modelli didattici” Franco angeli, Milano


 
 
 

12 commenti


Virginia Justillo
2 giorni fa

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batc2929
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batc2929
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Tenamore Hosfeld
Tenamore Hosfeld
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Muhmmad Rajan
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