Tony Attwood si riconosce come parte dello spettro autistico - ecco perché questo coming out è una notizia meravigliosa!
- dottpasinvalentina
- 42 minuti fa
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Editoriale della Dott.ssa Valentina Pasin, Coordinatrice di Gruppo Empathie+
Chi ha avuto il piacere e l'onore di ascoltare in qualche conferenza o conoscere direttamente il Prof. Tony Attwood, come la sottoscritta, di certo non avrà accolto con eccessiva sorpresa la notizia del suo coming out come persona che si riconosce parte dello spettro autistico.
Se non hai ancora ascoltato l'intervento, lo puoi trovare nel nostro canale YouTube sottotitolato in lingua italiana:
Ci tengo a specificare che con "coming out" si intende l'azione volontaria di una persona di comunicare aspetti personali legati alla propria identità (ad esempio l'orientamento affettivo, l'identità di genere, o come in questo caso il neurotipo). Forzare invece una persona a dichiarare queste informazioni personali, magari ponendo anche ingenuamente la domanda: "Ma tu sei neurotipicə?" oppure "Ma tu sei etero?" si chiama invece "fare outing" ed è un atto che viola la privacy e può essere perseguito penalmente nel momento in cui quelle informazioni vengano divulgate senza consenso.
Chi invece lo conosce solo come il massimo esperto internazionale sul tema, di cui si occupa con dedizione e passione da più di 50 anni, può aver vissuto la notizia con incredulità. Anzi, non fatico a pensare che qualcuno abbia pensato che questa rivelazione possa essere falsa, magari una trovata di marketing - o chissà quale altra motivazione volta a screditarne la credibilità.
Questo mi porta a fare due riflessioni, che ci tenevo a scrivere e a condividere con tuttə lə lettori/lettrici del nostro blog:
LA FACILITÀ CON CUI LA NOSTRA MENTE ATTIVA STEREOTIPI RIGUARDO ALL'AUTISMO
Se siete tra chi ha pensato che non è possibile che un professionista come il Prof. Attwood possa essere una persona nello spettro autistico, vi invito a riflettere sul perché questa cosa secondo voi sia improbabile o addirittura impossibile. Perché ha una carriera affermata? Perché è uno psicologo? Perché si è occupato per tutta la vita proprio di autismo? Qualsiasi sia il pensiero che si è attivato nella vostra mente, esso è un ottimo esempio di pregiudizio legato al tema dello spettro autistico.
Purtroppo nella nostra mente ci sono degli assunti di ciò che è "veramente autismo" basati su quello che sapevamo di questa condizione molti anni fa. Come racconta anche Attwood nel video, chi per primo ha descritto questa condizione ne ha visto solo una piccola parte; in realtà lo spettro autistico è un mondo molto più complesso e sfaccettato di quello che si pensava un tempo ma nella nostra mente questo allargamento di informazioni e conoscenze non è andato di pari passo.
Ecco che quindi ancora molte persone, anche professionisti sanitari, si aspettano di riconoscere lo spettro autistico attraverso segni stereotipati, esteriori e in qualche modo anche "tangibili": il paziente non mi guarda negli occhi; il paziente non sostiene una conversazione sociale; il paziente non ha amici; e così via... Anche per me questo era l'autismo fino ad una decina di anni fa, ma poi (grazie anche ad una esperienza formativa presso l'Università di Montreal, in Canada, e alla guida proprio del Prof. Attwood, con cui mi confronto periodicamente da anni) si è allargato il mio sguardo e ho compreso come solo una parte di questo grande contenitore clinico sia effettivamente fatta da persone immediatamente visibili - mentre un'altra parte, molto più grande, è fatta invece di persone che non si vedono chiaramente ad un primo sguardo (a meno che non si sia formati per riconoscere aspetti atipici che sono individuabili sotto la superficie che, ad un primo sguardo, può apparire perfettamente neurotipica).
Ecco che allora Tony Attwood rappresenta perfettamente questo secondo mondo: nello spettro autistico ci sono moltissime persone 'invisibili', tantissime che addirittura non hanno nemmeno la consapevolezza di farne parte o che lo capiscono per la prima volta solo in età avanzata - proprio come Tony!
ESSERE NELLO SPETTRO AUTISTICO E PROFESSIONISTA SANITARIO
Ma questo coming out è una bellissima rivelazione anche perché ci porta a riflettere su un altro, enorme stereotipo, presente soprattutto nel nostro Paese: si può essere professionisti sanitari ed essere persone nello spettro!
Vale ovviamente anche per tutte le altre neuroatipicità: ADHD, DSA, disprassia, ecc. ma qui mi concentrerò solo su questa condizione.
Dirò di più: si può essere un/a professionista sanitario, essere nello spettro autistico, ed occuparsi proprio di questa condizione!
Questa considerazione potrebbe innescare altri pregiudizi che spesso fanno parte della nostra mente: "Ma se è autistica/o, come fa con i pazienti? Sarà poco empatica/o? Come potrà capirli?" oppure "Non si può essere autistici e lavorare come psicologi/psichiatri/ecc.!" e potrei andare avanti... Il punto è che ognuno di questi pensieri nasconde almeno uno dei tanti stereotipi che hanno costellato la descrizione delle caratteristiche tipiche dello spettro autistico; stereotipi che dovrebbero ormai essere ampiamente superati, e invece sono ancora molto frequenti nei pensieri di molte persone.
Ricordo che ancora una decina di anni fa, proprio Tony disse in una conferenza: "Il futuro della diagnosi e del supporto dello spettro autistico, saranno centri di professionisti che saranno a loro volta nello spettro autistico!". Io all'epoca intravedevo il senso, ma onestamente pensavo fosse una possibilità lontanissima, quasi un futuro irraggiungibile... e invece, con l'esperienza maturata in questi anni ho capito non solo quanto senso avessero quelle parole, ma anche quanto esse fossero la realtà di oggi e non il futuro di domani. Non solo Tony Attwood, esperto di autismo, è lui stesso parte di questo mondo, ma tantissime e tantissimi delle mie colleghe e dei miei colleghi che ho conosciuto in questi anni di lavoro e supervisioni si sono riconosciuti parte di questo mondo (e, come detto prima, anche dell'ADHD e delle altre neuroatipicità). Oserei dire che oggi la 'normalità' è proprio che chi si occupa di questi temi sia una persona a funzionamento neuroatipico, perché l'interesse verso mondi così complessi nasce proprio da sé, e la facilità di comprensione di questi pazienti è favorita proprio dall'avere a propria volta lo stesso modo di interpretare la realtà, darne significato e fare esperienza del mondo.
Ci tengo molto a queste parole che ho appena scritto, perché mi capita ancora oggi di fare supervisione a colleghə che hanno appena ricevuto una diagnosi di NA oppure si sono appena riconosciute/i come parte di questo mondo e mi chiedono preoccupate/i se questo limiterà le proprie possibilità di lavorare in questo ambito o addirittura di essere psicologhə (di nuovo, i nostri stereotipi in azione)! Fino a ieri rispondevo: "Assolutamente no, posso testimoniarti di tante bravissime colleghe che sono NA e lavorano in modo eccellente in questo ambito". Da oggi potrò aggiungere: "Se il massimo esperto del mondo su questo tema è una persona nello spettro, perché tu dovresti non poterlo essere?!".
Quindi, da parte mia, grazie Tony per essere da una vita motore di cambiamento positivo nel mondo dello spettro autistico; stavolta addirittura diventando modello positivo di possibilità per tantə terapeuti che in te si rispecchieranno!




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